Ogni dodici-diciotto mesi il marketing digitale partorisce un acronimo nuovo, lo veste a festa e lo annuncia come la rivoluzione che cambierà tutto. Poi qualcuno organizza un webinar, vende un corso, e tre mesi dopo arriva la sigla successiva. È un ciclo affidabile quasi quanto le stagioni.

Quest'anno tocca alla GEO. Tranquilli: non vi serve un mutuo. Vi serve capire tre lettere alla volta, e soprattutto capire che hanno tutte lo stesso, identico tallone d'Achille. Iniziamo.

L'acronimo del mese

Facciamo presentazioni rapide, così smettiamo di fingere di sapere già cosa significano:

Nomi diversi per la stessa, banalissima ambizione: esistere nel momento in cui qualcuno cerca quello che fai. Vediamoli uno per uno, con tutto il rispetto e un filo di sarcasmo.

SEO: la veterana che sa tutto

Ce la danno per morta da quindici anni. Curiosamente, è ancora qui. È cambiata, certo: oggi Google mette spesso un riassunto generato dall'AI (gli AI Overviews) sopra i risultati, e questo ha ridotto i click "facili". Ma le ricerche non sono sparite: sono diventate più esigenti.

Le ultime novità che contano davvero, senza fronzoli:

E il sito? Se è lento, confuso o costruito con il codice di un tema comprato a 19€, la SEO parte zoppa. Google non posiziona le buone intenzioni: posiziona pagine veloci, leggibili e ben strutturate.

SEM & SEA: la scorciatoia (a pagamento)

Primo, un chiarimento che ti fa fare bella figura in riunione: la SEM non è "le sponsorizzate". SEM è l'ombrello, e racchiude due mondi — la SEO (l'organico, quello di cui sopra) e la SEA (Search Engine Advertising), cioè gli annunci a pagamento. Quando qualcuno dice "facciamo un po' di SEM" intendendo le inserzioni, sta in realtà parlando di SEA. Chiuso il cavillo, veniamo al sodo.

La SEA è la SEO con la carta di credito. Compri spazio in cima ai risultati e sei lì domani mattina. È legittima, spesso intelligente, e per certi lanci è insostituibile. Ha solo un dettaglio: smette di esistere nell'istante esatto in cui stacchi il budget.

La novità è che Google ha automatizzato quasi tutto (le campagne Performance Max decidono da sole dove e a chi mostrarti) e ti chiede in cambio una cosa sola: una landing page che converta.

Puoi ottimizzare per Google, per ChatGPT o per la pubblicità. Ma se il sito è costruito male, stai solo pagando di più per essere ignorato meglio.

Ecco la barzelletta poco divertente: nella SEA, una pagina lenta o mal fatta ti fa pagare di più per ogni click (sì, Google ti penalizza il punteggio di qualità) e ti fa convertire di meno. Doppio danno. Paghi il biglietto e poi inciampi sulla soglia.

GEO: la novità (vera) del 2026

Su questa, ammetto, l'entusiasmo è in parte giustificato. Sempre più persone non "cercano": chiedono. Aprono ChatGPT, Gemini o Perplexity e fanno una domanda in italiano, come a un amico. La GEO è l'arte di far sì che, in quella risposta, l'AI citi te.

Come si fa, al netto del fumo dei venditori di corsi:

Notato niente? Sono, parola per parola, le stesse cose buone che fai per la SEO. La GEO non è un pianeta nuovo: è la SEO che ha imparato a parlare con i robot. Chi ha un sito pulito e ben marcato parte già avanti: gli altri scopriranno che l'AI, esattamente come Google, non riesce a citare una pagina che non capisce.

E quando l'AI risponde una castroneria? Diciamocelo: la colpa è in gran parte nostra. Per quindici anni il web si è riempito di articoli scritti per Google, non per le persone: keyword infilate a forza, «i 7 motivi per cui», testi allungati col brodo per «dare segnale di profondità». Le intelligenze artificiali hanno studiato proprio su quel materiale. Le abbiamo nutrite a merendine confezionate per anni, e adesso ci stupiamo che non siano dei gran chef. La buona notizia è che il rimedio è lo stesso, noiosissimo di sempre: scrivere cose vere, chiare e utili. Se vuoi che la macchina ti citi bene, dalle qualcosa di buono da citare.

Bonus: la zuppa di lettere che ho dimenticato

Già che ci siamo, mettiamoci pure gli acronimi che i venditori di corsi terranno in caldo per i prossimi webinar, così quando li sentirete saprete già sorridere:

Vi risparmio gli altri venti. Tanto, indovinate un po', chiedono tutti la stessa cosa.

Tre sigle (e venti acronimi), una fondamenta

Se mettete in fila le tre liste qui sopra, salta agli occhi una cosa quasi noiosa: chiedono tutte la stessa roba. Velocità. Struttura. Contenuti onesti. Dati chiari. Un sito che si carica, si legge e si lascia capire: dagli umani, da Google e adesso pure dalle macchine.

SEO, SEM e GEO sono strategie: vanno e vengono, cambiano nome, si rincorrono le mode. Il sito è l'infrastruttura: resta. È il pavimento su cui appoggi qualsiasi mobile tu decida di comprare l'anno prossimo.

La parte noiosa, di nuovo

Qui entro io, con la mia cassetta degli attrezzi e zero promesse magiche. Il mio lavoro è quella parte poco fotogenica che però fa funzionare tutto il resto: codice pulito, HTML semantico, velocità di caricamento, dati strutturati, accessibilità, struttura leggibile. Robe che non si vedono, finché non mancano.

È un evergreen, nel senso più letterale: non scade con la moda del trimestre. Lo costruisco una volta, fatto bene, e da lì il mio cliente può lanciarsi sulla SEO con Francesco Nocentini, aprire campagne SEM, ottimizzare per la GEO o per la prossima sigla che inventeranno a settembre. Le fondamenta sono già lì, dritte, ad aspettare.

Quindi sì, leggete pure tutti gli articoli sulla GEO che volete. Ma prima di rincorrere l'acronimo del mese, chiedetevi una cosa molto poco glamour: il mio sito è costruito bene? Perché se la risposta è no, qualsiasi strategia ci appoggiate sopra traballerà allo stesso modo.

Hai un sito su cui vorresti, un giorno, costruire una strategia seria? Scrivimi: partiamo dalle fondamenta, gli acronimi vengono dopo.