Quando un cliente mi chiede di "fare SEO" sul suo sito, la prima cosa che faccio è cercare di smontare l'idea che si tratti di una bacchetta magica. La SEO non è un interruttore: è una direzione di lavoro. Ed è una direzione fatta di centinaia di piccoli accorgimenti tecnici e di contenuto, ciascuno con un peso diverso.
Quello che segue è il mio "minimo sindacale": le cose che mi assicuro di fare su ogni sito che consegno, prima ancora di iniziare a parlare di strategia di contenuti. Non sono trucchi. Sono il pavimento. Senza, qualsiasi attività SEO successiva è destinata a sprecare tempo.
Una premessa onesta
Per i progetti SEO veri (analisi parole chiave, link building, strategia di contenuti su lungo periodo) collaboro con Francesco Nocentini, un consulente SEO specializzato. Io mi occupo della parte tecnica del sito e del setup iniziale. Una buona SEO è un lavoro di squadra: chi ti promette di fare tutto da solo, di solito, non fa bene niente.
Le 5 fondamenta tecniche
1. Sitemap XML
Un file sitemap.xml che elenca tutte le pagine importanti del sito. Lo genero in automatico (Yoast e Rank Math lo fanno gratis su WordPress) e lo invio a Google Search Console. Senza, Google deve scoprire le tue pagine "a caso", attraverso i link interni. Con, gli stai dicendo: "ecco la mia mappa, segui questa".
2. Robots.txt sensato
Un robots.txt minimale che non blocca per sbaglio cartelle importanti. Vedo ancora siti che fanno Disallow: / su tutto perché qualcuno ha dimenticato di togliere la regola di test. Letteralmente: stai dicendo a Google "non leggermi". Risultato: sparisci dai risultati.
3. Tag title e meta description per ogni pagina
Niente di rivoluzionario: ma li scrivo a mano, uno per uno, su ogni pagina importante. Il title fa 50–60 caratteri, descrive cosa trovi nella pagina e include la keyword principale. La description fa 150–160 caratteri ed è scritta per far cliccare, non solo per Google.
4. Heading structure pulita
Un solo <h1> per pagina. Gli <h2> per le sezioni principali. Gli <h3> per le sotto-sezioni. Niente <h2> usato come grassetto solo perché "fa bello". Google legge la struttura, e se è confusa, capisce meno.
5. URL parlanti
Lo slug dell'articolo che stai leggendo è seo-tecnica-piccole-attivita, non ?p=12345. È più leggibile per gli umani ed è un mini-segnale di rilevanza per Google.
Velocità e Core Web Vitals
Google misura la velocità di caricamento attraverso tre metriche chiamate Core Web Vitals: LCP (quanto ci mette a comparire l'elemento principale), CLS (quanto si muovono gli elementi mentre la pagina carica) e INP (quanto risponde in fretta alle interazioni).
Sono valori che, sotto certe soglie, fanno effettivamente perdere posizioni. Le cose che faccio per stare nei verdi:
- Immagini ottimizzate, formato WebP quando possibile, dimensioni corrette per il device (non servono PNG da 4000px per un'icona da 40px),
loading="lazy"per tutto ciò che non è visibile al primo scroll. - Font caricati con criterio, preconnect a Google Fonts,
font-display: swap, max 2–3 famiglie diverse. - JavaScript minimo, niente librerie da 500KB se basta una funzione da 10 righe.
- Hosting decente, su SiteGround o Aruba Pro le performance sono ben diverse dai 2€/mese del piano economico.
Schema markup utile
Lo Schema.org è un linguaggio strutturato che dice a Google "questa pagina parla di una persona", "questo è un prodotto", "questo è un articolo del blog". Lo aggiungo come application/ld+json nell'<head>.
I tipi che uso di più:
- LocalBusiness / ProfessionalService per attività locali, con indirizzo, telefono, orari, area servita. Aiuta a comparire nelle ricerche locali e su Google Maps.
- Article per gli articoli del blog, con autore, data, immagine. Aiuta a comparire nelle "rich snippet" e in Google Discover.
- BreadcrumbList per la struttura navigazione, fa apparire il path nei risultati di ricerca.
- FAQPage dove ha senso, fa apparire le domande direttamente nei risultati.
I contenuti sono ancora l'80% del lavoro
Tutto questo lavoro tecnico è inutile se la pagina non risponde a una domanda reale che la gente cerca. La SEO 2026 premia ancora, e sempre di più, i contenuti che hanno autorevolezza, esperienza diretta e profondità (è quello che Google chiama "E-E-A-T").
Per una piccola attività questo si traduce in:
- scrivere pagine che davvero spiegano chi sei, cosa offri, perché dovrei sceglierti, non slogan generici;
- pubblicare ogni tanto qualcosa che racconti un caso reale, un dietro le quinte, una lezione imparata;
- rispondere alle domande che ti fanno i clienti quando ti scrivono, sono quelle che cercano anche su Google.
SEO locale per attività di territorio
Se il tuo cliente è del posto, un ristorante, uno studio, un commercialista, la SEO locale è dove giochi davvero la partita. Tre azioni fondamentali:
- Aprire e curare Google Business Profile (l'ex "Google My Business"). Foto, orari, descrizione, recensioni: tutto fa.
- Coerenza NAP: il tuo Nome, Indirizzo, Phone deve essere identico in ogni posto dove appare online (sito, GBP, Pagine Gialle, social).
- Pagine dedicate per ogni zona servita, se ne servi davvero più di una. "Web designer Firenze", "Web designer Prato", non una pagina generica.
Gli errori più comuni
Cose che vedo continuamente nei siti che ricevo in restyling:
- Nessun redirect 301 dalle vecchie URL alle nuove dopo un restyling. Risultato: tutta l'autorevolezza accumulata in anni va persa.
- Title duplicati uguali su tutte le pagine ("Home | Nome Azienda"). Google non sa come distinguerle.
- Tag
noindexlasciati per errore dopo lo sviluppo. Il sito è online ma invisibile. - Foto enormi: una homepage che pesa 8MB non posizionerà mai bene.
- Sito non in HTTPS. Nel 2026 è grave anche per la SEO.
Niente di magico, vero? La SEO tecnica è igiene professionale. Falla bene una volta, poi lascia che Francesco Nocentini e il tuo copywriter facciano il vero lavoro a lungo termine.
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