Apri il sito di una piccola attività italiana. Probabilità altissima: trovi una foto di un team che ride davanti a un laptop, una stretta di mano in giacca e cravatta, una donna sorridente con la cuffia da call center. Tu sai benissimo che quelle persone non lavorano lì. Lo sa il proprietario del sito. Lo sappiamo tutti.
Eppure si continua a fare. E adesso, alle foto stock, si sono aggiunte le foto generate dall'AI: ancora più perfette, ancora più "neutre", ancora più sbagliate. Provo a spiegare perché, secondo me, è un disastro per chi prova a raccontare un'attività vera online.
Una premessa scomoda
Non sto dicendo che non si possa mai usare una foto stock. Per un'illustrazione concettuale, per un'icona astratta, per un visual decorativo, può andare. Ma quando una piccola realtà mette in homepage la foto di un team che non è il suo, di mani che non sono le sue, di un ufficio che non è il suo, sta facendo l'opposto di quello che dovrebbe fare un sito di una piccola attività: raccontarsi davvero.
Perché le foto stock non funzionano più
Le foto stock sono morte per due motivi.
Il primo: sono ovunque. La stessa donna con la cuffia compare nel sito del consulente assicurativo, in quello del dentista, della scuola di lingue e dell'agenzia immobiliare. Chi naviga lo percepisce, anche senza esserne consapevole. Risultato: tutti i siti sembrano lo stesso sito. Il "tuo" brand è invisibile prima ancora di parlare.
Il secondo: non corrispondono al vero. Una foto stock è un attore in posa. Un'attrice che sorride a un cliente immaginario in un ufficio che non esiste. Il cervello del visitatore, anche se non identifica esplicitamente il problema, registra disagio. C'è una parola inglese per questo: uncanny valley. La valle del perturbante. Quel piccolo brivido che ti dice "qualcosa non torna".
L'AI è peggio, e ti spiego perché
Negli ultimi due anni il discorso si è spostato. "Compriamo una licenza Midjourney e ci facciamo le foto del sito noi", me l'ha detto un cliente sei mesi fa. La mia risposta, sincera: per favore, no.
Le foto AI hanno tre problemi sistematici che vanno oltre quelli delle foto stock:
1. Non sono mai accadute
Una foto stock, almeno, fotografa una scena reale: dei modelli pagati, in un set, ma con persone vere, luce vera, oggetti veri. Una foto AI invece non documenta niente. È un collage statistico di milioni di immagini esistenti, ricomposte in qualcosa che sembra una foto ma non lo è. Quando uso una foto AI per la pagina "chi siamo" di un'azienda, sto mostrando persone che non sono mai esistite, in un ufficio che non è mai esistito, con un prodotto che spesso ha sei dita nella mano destra.
2. La somiglianza media uccide il carattere
Le AI generative sono allenate per produrre l'immagine più plausibile possibile rispetto al prompt. "Plausibile" significa media di tutto quello che ha visto. Risultato: la donna AI della homepage assomiglia alla donna AI di tutte le altre homepage. La luce è la luce media di un set generico. L'ufficio è l'ufficio medio di Pinterest. Tutto è statisticamente al centro. Cioè: senza personalità.
3. C'è un costo etico che si vede
I modelli AI sono stati allenati su milioni di immagini, molte di fotografi professionisti, senza compenso e senza permesso. Usare una foto AI nel sito di un'attività che dice di "rispettare il lavoro artigianale" è una contraddizione che il cliente attento (e ce ne sono sempre di più) coglie subito. Non è una questione di morale astratta: è una questione di coerenza tra quello che dici e come lo dici.
Il disagio che il cliente sente
Negli ultimi sei mesi ho fatto un piccolo esperimento informale: quando ricevo da un cliente un sito da rifare, lo apro davanti a lui e chiedo: "queste foto cosa ti raccontano?". Nove volte su dieci la risposta è "boh, niente di particolare". Poi: "sei tu? sono i tuoi clienti? è il tuo ufficio?". Risposta: "no, sono foto generiche, le ho prese su Shutterstock".
Allora chiedo l'ultima cosa: "e tu, se entrassi nel sito di qualcun altro e vedessi che le foto non sono sue, ti fideresti?". Silenzio. Poi: "in effetti no".
Questa è la dinamica. Il visitatore non ti dirà mai "le tue foto erano stock". Te lo dirà cliccando il bottone "indietro" del browser dopo otto secondi.
Quattro alternative reali
"Ok, ma allora cosa metto?", me lo chiedono sempre. Le opzioni sono tante, sostenibili, e quasi tutte danno un risultato più forte di qualunque stock o AI.
1. Servizio fotografico vero, fatto con misura
Non serve un fotografo da 3000€ a giornata. Un servizio fotografico di mezza giornata, con un fotografo del territorio, costa fra i 400 e gli 800€, e ti dà 30-40 foto autentiche del tuo ufficio, delle tue mani al lavoro, dei tuoi prodotti veri. Diventa la base visiva del tuo sito per i prossimi 3-5 anni. Conviene sempre. Se vuoi, posso farlo io stessa insieme alla parte di design.
2. Foto fatte da te col telefono, ma bene
Il telefono di oggi fa foto migliori di una reflex di dieci anni fa. Quattro accorgimenti e funziona: luce naturale (mai flash, mai luce gialla d'ufficio), quadrate o verticali, oggetti puliti e ordinati, persone reali (anche stagisti, anche il fornitore che passa, anche tu). Te le rifinisco io in post: 20-30€ a foto, esce un set coerente.
3. Illustrazioni o pattern grafici al posto delle foto
Se proprio non vuoi/puoi avere foto tue, meglio sostituirle con elementi grafici: pattern, illustrazioni semplici, tipografia grande, colori. Un sito può funzionare benissimo con zero fotografie. Meglio l'assenza che il falso.
4. Partire con poche foto vere, e crescere
Un sito non deve nascere con 50 foto. Nasce con 6-8 foto vere, e ne aggiungi altre nel tempo. È il modo in cui lavoriamo io e molti miei clienti: lanciamo con un set ridotto, e ogni 3-4 mesi se ne aggiunge qualcuna nuova, magari a documentare un evento, un cantiere, una stagione.
La mia posizione netta
Nei siti che progetto, niente foto stock. Niente foto AI. E quando un cliente insiste, glielo dico apertamente: questa scelta non la condivido, e te lo metto per iscritto. Non per essere rigida, per essere onesta sul fatto che, se vorrà andare comunque in quella direzione, lo farà sapendo cosa sta scegliendo.
Penso che, nei prossimi due o tre anni, l'autenticità diventerà il tema di differenziazione online. Più i feed si riempiono di immagini generate, più chi mostrerà mani vere, facce vere, oggetti veri si farà notare. Non per nostalgia: per strategia.
I fotografi con cui collaboro
Quando un cliente decide di andare nella direzione giusta, investire in fotografia vera, gli propongo quasi sempre uno di questi due professionisti. Sono persone con cui lavoro da anni, con stili molto diversi tra loro, e che mi permettono di coprire qualunque tipo di esigenza a partire dall'identità dell'azienda.
Amius
Fotografia di interni, showroom, ambienti aziendali. Sguardo architettonico, luce naturale, attenzione ostinata ai dettagli. Quando devi raccontare uno spazio, il punto di riferimento è lui.
fotografiainterniamius.it ↗Francesco Spighi
Reportage, ritratti, fotografia corporate e personal. Sa mettere a proprio agio chiunque davanti all'obiettivo, quello che fa una differenza enorme quando ad essere fotografati sono i tuoi collaboratori.
francescospighi.com ↗Se decidiamo insieme che il tuo progetto ha bisogno di foto vere, ti metto in contatto con loro direttamente, senza intermediazione, senza ricarichi. Lavoriamo in rete, ognuno per il proprio mestiere, e ne usciamo tutti meglio.
Ti aiuto a costruire un set fotografico autentico per il tuo sito. Scrivimi, possiamo organizzare una mezza giornata di shooting nel tuo ambiente di lavoro.